Questa intervista fatta a Giuliano Peretti nasce dalla necessità di capire e approfondire il perché la Res Publica SPQR Repubblica Romana interromperà la sua esperienza micronazionale e sopratutto perché non si trasformerà in soggetto politico come più volte ha detto. Nel corso del tempo troverete le mie interviste in MicroTime, ma non aspettatevi delle noiosissime domande da pseudo intellettuale, dato che io preferisco chiamare le mie interviste delle chiacchierate amichevoli.
La prima domanda anche se banale mi sembra doverosa da fare, chi è Giuliano Peretti e qual è stata la sua esperienza nella Res Publica SPQR Repubblica Romana.
A dire la verità non amo molto parlare di me, non ho grandi successi da raccontare. Amo la Storia, la Filosofia ed odio la Politica fin da quando ero un ragazzino. Qualcuno di importante nella mia vita poi, un giorno mi disse che lo studio della Storia e la ricerca Filosofica non sono altro che la primaria attività Politica dell'uomo. Che la Politica è imprescindibile dalla natura umana. E così adesso sono un laureando in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma.
Sarebbe stato meglio se avessi seguito i miei interessi originali, quello dello Sport e del Teatro. Sono diventato un bravo Ginnasta e un modesto Attore. Lo Sport per alimentare il corpo, la Scienza per alimentare la mente, l'Arte per alimentare l'Anima. E' una cosa che mi piace ripetere sempre.
Roma è sempre stata nel mio cuore, al centro di ogni ragionamento politico. La mia idea è che la Romanità abbia :
-un valore politico sconfinato, poichè espressione di istituzioni millenarie, come la Repubblica e l'Impero, che conquistarono il mondo; -
un valore culturale, basti pensare alla letteratura prodotta;
-un valore sociale, Meritocrazia, al Cursus Honorum, Uomo Nuovo, tutto ciò che dovrebbe rappresentarei il perno su cui far ruotare lo Stato Meritocratico, evoluzione dello Stato Democratico;
-un valore giuridico, grazie al diritto e alle perle di giurisprudenza che ci sono arrivate fino ad oggi;
-un valore etico, imprescindibile, quello della Sapientia, della Iustitia, della Legge che è Sacra, ma anche dell'Onore e della Responsabilità di sentirsi eredi dei celebri personaggi che edificarono la Città Eterna;
Infine, ma forse più importante di tutti, un valore antropologico: La Romanità come nuovo sistema di pensiero può eliminare l'homo economicus e l'uomo corruttibile, lavorando sullo spirito, in favore dell'"uomo romano", che avrà tutte le caratteristiche sopra elencate.
Una Rivoluzione Culturale praticamente.
Ammetto di essere prolisso. Mi accorsi di Res Publica proprio perchè cercavo tutto questo e ne vidi le potenzialità. Sopratutto mi accorsi del mondo delle Micronazioni perchè cercavo con insistenza qualcuno che come me credesse nella superiorità dello Stato POLITICO rispetto allo Stato ETNICO. E le Micronazioni sono proprio questo, Stati Politici.
Non ho mai ricoperto ruoli di Governo in Res Publica, ma solo quello di Pontifex Maximus, aiutato probabilmente dalla mia passione per la Mitologia classica. Fondai un partito, Mosaico Romano, poi un'altro, il Fronte Augusto, in posizioni nettamente opposte al Cesarismo, infine conflui in Nova Romanitas che mi portò alla vittoria delle elezioni al Consolato della Repubblica.
Mi sono ritrovato a capo del Governo di una delle micronazioni storiche del panorama italofono senza nessuna precedente esperienza di ministero, con una coalizione formata da liberali, comunisti e moderati: un'armata brancaleone.
Non è stato per niente facile, mi sono concentrato sopratutto sul dialogo tra le micronazioni. Quella conferenza che facemmo per risollevare l'UMI è andata male ma era partita bene, qualcosa ne è uscito fuori. Ho governato nel momento più difficile che potesse capitare e, alla fine, sono diventato l'ultimo Console di Res Publica.
Quando si è accorto e quali sono stati secondo lei i segnali inequivocabili che hanno fatto capire che Res Publica avrebbe cessato di esistere?
Res Publica avrebbe potuto continuare a vivere per mesi o anni nello stato in cui era ora, un coma vegetativo, ma non morte. Gli abbiamo staccato la spina volontariamente perchè tutte le idee e tutti i sentimenti che ci legavano a questo progetto piano piano sono andati scomparendo. Gli abbiamo risparmiato l'agonia, ma sopratutto gli abbiamo reso un favore in termini di dignità: finirla in questo modo è molto più dignitoso rispetto a sparire nel nulla senza giustificazioni. In questo modo salviamo anche i rapporti umani e personali che si sono creati tra di noi, che prima di tutto siam una Comunità di ragazzi, studenti e liberi pensatori.
Si è sempre parlato di Giovane Roma o di altri soggetti anche esterni al micronazionalismo, non pensa che abbiate fatto il passo più lungo della gamba e sopratutto che non avevate nemmeno idea di quello in cui vi andavate a cacciare?
Si è sempre parlato di questi progetti perchè nel destino di Res Publica c'era proprio questo, diventare qualcosa di più. L'ambizione originaria del fondatore, Lillo Colaleo, è sempre stata questa. Abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, si. Ma in realtà avevamo un'idea chiarissima di quello a cui andavamo incontro: con gli anni, i ragazzini che frequentavano il forum di Res Publica sono cresciuti. Res Publica è stato anche e sopratutto un laboratorio politico-culturale, e molti di noi, proprio grazie a questo si sono formati intellettualmente e politicamente. Ormai cresciuti, l'amore verso la Micronazione è scaduto e ne è nato uno nuovo verso il progetto di un movimento politico attivo. Le difficoltà di sintesi fin dall'inizio erano tante. Stavamo preparando un Manifesto della Romanità, grazie allo studio e allo sforzo di Lillo era quasi finito, e ancora oggi è consultabile su richiesta. In quel Manifesto abbiamo teorizzato la Rivoluzione Romana e culturale dell'Occidente. Le cose poi sono andate per le lunghe, la lontananza ci ha fregato, ognuno era preso dai suoi problemi e poco incline a bruciare tempo in studi e lavori faticosi per Res Publica.
Sono arrivati nuovi cittadini che ci hanno spinto vero la Costituente di un nuovo soggetto.
Ma prima che questa iniziasse, visto l'andamento così negativo, facemmo un patto, di chiudere tutto se le cose fossero andate male e non trascinarci.
Giovane Roma fu comunque un nome fittizio. Negli ultimi mesi Res Publica aveva assunto il nome ufficiale di Comunità Politica Romana, e con questo nome è stata chiusa.
Adesso che fine faranno tutti i Romani che non hanno più una Patria in cui stare?
Qualcuno disse "la mia Patria è li dove si combatte per la mia Idea". Nel mondo esistono milioni di persone che sentono dentro la fiamma della Romanità. Non esiste una Patria in cui "stare", perchè Roma è ovunque, il luogo fatato da dove provengono le nostre anime. Non abbiamo un territorio da difendere, ma un'Idea da proteggere e diffondere. Questo si riallaccia al discorso delle Micronazioni come Stati Politici.
Secondo lei qualcuno tenterà di far rinascere la Res Publica o il mito di Roma è ormai finito?
Il Mito di Roma non è nato con noi e di certo non finisce mica con noi, è finita la Romanità nel Micronazionalismo, quello si. Arrivammo ad un livello tale che anche se qualcuno volesse provarci, non potrà fare altro che imitarci, ma non sarà mai la stessa cosa.
Cosa farà adesso che non ha più Patria, più Cittadinanza Romana e nessuna carica dentro Roma?
Sarà il caso che mi metta a studiare!
Piter Zucca
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