Questa intervista fatta a Giuliano Peretti nasce dalla necessità di capire e approfondire il perché la Res Publica SPQR Repubblica Romana interromperà la sua esperienza micronazionale e sopratutto perché non si trasformerà in soggetto politico come più volte ha detto. Nel corso del tempo troverete le mie interviste in MicroTime, ma non aspettatevi delle noiosissime domande da pseudo intellettuale, dato che io preferisco chiamare le mie interviste delle chiacchierate amichevoli.
La prima domanda anche se banale mi sembra doverosa da fare, chi è Giuliano Peretti e qual è stata la sua esperienza nella Res Publica SPQR Repubblica Romana.
A dire la verità non amo molto parlare di me, non ho grandi successi da raccontare. Amo la Storia, la Filosofia ed odio la Politica fin da quando ero un ragazzino. Qualcuno di importante nella mia vita poi, un giorno mi disse che lo studio della Storia e la ricerca Filosofica non sono altro che la primaria attività Politica dell'uomo. Che la Politica è imprescindibile dalla natura umana. E così adesso sono un laureando in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma.
Sarebbe stato meglio se avessi seguito i miei interessi originali, quello dello Sport e del Teatro. Sono diventato un bravo Ginnasta e un modesto Attore. Lo Sport per alimentare il corpo, la Scienza per alimentare la mente, l'Arte per alimentare l'Anima. E' una cosa che mi piace ripetere sempre.
Roma è sempre stata nel mio cuore, al centro di ogni ragionamento politico. La mia idea è che la Romanità abbia :
-un valore politico sconfinato, poichè espressione di istituzioni millenarie, come la Repubblica e l'Impero, che conquistarono il mondo; -
un valore culturale, basti pensare alla letteratura prodotta;
-un valore sociale, Meritocrazia, al Cursus Honorum, Uomo Nuovo, tutto ciò che dovrebbe rappresentarei il perno su cui far ruotare lo Stato Meritocratico, evoluzione dello Stato Democratico;
-un valore giuridico, grazie al diritto e alle perle di giurisprudenza che ci sono arrivate fino ad oggi;
-un valore etico, imprescindibile, quello della Sapientia, della Iustitia, della Legge che è Sacra, ma anche dell'Onore e della Responsabilità di sentirsi eredi dei celebri personaggi che edificarono la Città Eterna;
Infine, ma forse più importante di tutti, un valore antropologico: La Romanità come nuovo sistema di pensiero può eliminare l'homo economicus e l'uomo corruttibile, lavorando sullo spirito, in favore dell'"uomo romano", che avrà tutte le caratteristiche sopra elencate.
Una Rivoluzione Culturale praticamente.
Ammetto di essere prolisso. Mi accorsi di Res Publica proprio perchè cercavo tutto questo e ne vidi le potenzialità. Sopratutto mi accorsi del mondo delle Micronazioni perchè cercavo con insistenza qualcuno che come me credesse nella superiorità dello Stato POLITICO rispetto allo Stato ETNICO. E le Micronazioni sono proprio questo, Stati Politici.
Non ho mai ricoperto ruoli di Governo in Res Publica, ma solo quello di Pontifex Maximus, aiutato probabilmente dalla mia passione per la Mitologia classica. Fondai un partito, Mosaico Romano, poi un'altro, il Fronte Augusto, in posizioni nettamente opposte al Cesarismo, infine conflui in Nova Romanitas che mi portò alla vittoria delle elezioni al Consolato della Repubblica.
Mi sono ritrovato a capo del Governo di una delle micronazioni storiche del panorama italofono senza nessuna precedente esperienza di ministero, con una coalizione formata da liberali, comunisti e moderati: un'armata brancaleone.
Non è stato per niente facile, mi sono concentrato sopratutto sul dialogo tra le micronazioni. Quella conferenza che facemmo per risollevare l'UMI è andata male ma era partita bene, qualcosa ne è uscito fuori. Ho governato nel momento più difficile che potesse capitare e, alla fine, sono diventato l'ultimo Console di Res Publica.
Quando si è accorto e quali sono stati secondo lei i segnali inequivocabili che hanno fatto capire che Res Publica avrebbe cessato di esistere?
Res Publica avrebbe potuto continuare a vivere per mesi o anni nello stato in cui era ora, un coma vegetativo, ma non morte. Gli abbiamo staccato la spina volontariamente perchè tutte le idee e tutti i sentimenti che ci legavano a questo progetto piano piano sono andati scomparendo. Gli abbiamo risparmiato l'agonia, ma sopratutto gli abbiamo reso un favore in termini di dignità: finirla in questo modo è molto più dignitoso rispetto a sparire nel nulla senza giustificazioni. In questo modo salviamo anche i rapporti umani e personali che si sono creati tra di noi, che prima di tutto siam una Comunità di ragazzi, studenti e liberi pensatori.
Si è sempre parlato di Giovane Roma o di altri soggetti anche esterni al micronazionalismo, non pensa che abbiate fatto il passo più lungo della gamba e sopratutto che non avevate nemmeno idea di quello in cui vi andavate a cacciare?
Si è sempre parlato di questi progetti perchè nel destino di Res Publica c'era proprio questo, diventare qualcosa di più. L'ambizione originaria del fondatore, Lillo Colaleo, è sempre stata questa. Abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, si. Ma in realtà avevamo un'idea chiarissima di quello a cui andavamo incontro: con gli anni, i ragazzini che frequentavano il forum di Res Publica sono cresciuti. Res Publica è stato anche e sopratutto un laboratorio politico-culturale, e molti di noi, proprio grazie a questo si sono formati intellettualmente e politicamente. Ormai cresciuti, l'amore verso la Micronazione è scaduto e ne è nato uno nuovo verso il progetto di un movimento politico attivo. Le difficoltà di sintesi fin dall'inizio erano tante. Stavamo preparando un Manifesto della Romanità, grazie allo studio e allo sforzo di Lillo era quasi finito, e ancora oggi è consultabile su richiesta. In quel Manifesto abbiamo teorizzato la Rivoluzione Romana e culturale dell'Occidente. Le cose poi sono andate per le lunghe, la lontananza ci ha fregato, ognuno era preso dai suoi problemi e poco incline a bruciare tempo in studi e lavori faticosi per Res Publica.
Sono arrivati nuovi cittadini che ci hanno spinto vero la Costituente di un nuovo soggetto.
Ma prima che questa iniziasse, visto l'andamento così negativo, facemmo un patto, di chiudere tutto se le cose fossero andate male e non trascinarci.
Giovane Roma fu comunque un nome fittizio. Negli ultimi mesi Res Publica aveva assunto il nome ufficiale di Comunità Politica Romana, e con questo nome è stata chiusa.
Adesso che fine faranno tutti i Romani che non hanno più una Patria in cui stare?
Qualcuno disse "la mia Patria è li dove si combatte per la mia Idea". Nel mondo esistono milioni di persone che sentono dentro la fiamma della Romanità. Non esiste una Patria in cui "stare", perchè Roma è ovunque, il luogo fatato da dove provengono le nostre anime. Non abbiamo un territorio da difendere, ma un'Idea da proteggere e diffondere. Questo si riallaccia al discorso delle Micronazioni come Stati Politici.
Secondo lei qualcuno tenterà di far rinascere la Res Publica o il mito di Roma è ormai finito?
Il Mito di Roma non è nato con noi e di certo non finisce mica con noi, è finita la Romanità nel Micronazionalismo, quello si. Arrivammo ad un livello tale che anche se qualcuno volesse provarci, non potrà fare altro che imitarci, ma non sarà mai la stessa cosa.
Cosa farà adesso che non ha più Patria, più Cittadinanza Romana e nessuna carica dentro Roma?
Sarà il caso che mi metta a studiare!
Piter Zucca
Blog of the monthly magazine, online, microtime that will bring back every single article of each edition. A newspaper that will explore issues related Micronationalism International. A newspaper editorial unfettered where anyone can submit an article to the managers and wait to read it.
giovedì 15 dicembre 2011
Sopravvivenza, Atto tre
Si tratta di una vera soddisfazione. L'altro giorno, tale 23 Novembre, ero intento a svegliarmi per andare a lezione, quando di un tratto mi ricordo di un giorno speciale: ehi, oggi facciamo tre anni! Diamine, non siamo ancora affondati! Figo!
Ovviamente mi appresto a fare gli auguri al resto della micronazione, la gloriosa ed imperterrita Repubblica Federale di St.Charlie, (credo) unica micronazione italofona che intrattiene rapporti duraturi anche col resto della microsfera "internazionale". Ma tra una tazza di tisana ed una seduta rilassante davanti allo schermo di un PC vecchio e malandato, penso.. cosa abbiamo fatto per arrivare a ben tre anni? Mica pizza e fichi, dopotutto.
Una cosa va detta: dal progetto che intrapresi nel 2008 a quello che siamo arrivati a fare finora, le cose sono cambiate, sia nel bene o nel male. Va anche data un a nota di merito al buon vecchio Nicolò Alvisi, al momento mazziato da diversi lati, ma su questo parlo tra poco. Non vi preoccupate.
In tre anni siamo passati da una monarchia assoluta in stile "tongue-in-cheek" ad una vera e propria comunità democratica, e devo essere sincero: non me lo aspettavo. I fatti vanno analizzati, ma siicuramente non volete ascoltare le parole di un diciottenne universitario la cui problematica maggiore (al momento) è di passare l'esame di Sociologia. Perciò, riassumerò tutto "in soldoni", e vi giuro che non elogierò la "baracca St.Charliana" come fa Tallini con la sua UMMOA. Quindi potete pure rilassarvi e gustarvi le parole di un adolescente sgangherato (e non dovete nemmeno pagare per il MicroTime, quindi zitti e continuate a leggere).
Ovviamente scherzo, ma il concetto rimane praticamente lo stesso, anche se con una punta di arroganza (se permettete): come siamo sopravvissuti? La risposta è semplice, ed all'alba della caduta di diverse micronazioni italofone, credo valga la pena discuterne: comunitarismo, duro e puro.
Alcuni mesi fa mi incontrai a Tor Pendente con la nostra Presidente della Repubblica, tale Lisa Cassidy. La Cassidy sicuramente non è un mostro di popolarità fuori da St.Charlie, e questo lo sapete anche meglio di me, ma tra una pizza e una Coca Cola, mi disse chiaramente la sua posizione: non basta solo cercare indipendenza, o altre storie di questo genere che molte micronazioni vogliono tentare in questi giorni (fallendo nel 99.9% dei casi, eh). Basta semplicemente provare a diventare un punto di incontro; una specie di gruppetto che oltre a discutere della bella bionda che passa per strada, prova -nel suo piccolo- a migliorare la realtà che lo circonda.
St.Charlie, più o meno, è così. Non vado a mentirvi: come leader del Partito Nazionale, abbiamo spesso criticato il nostro (ormai uscente) Primo Ministro Alvisi, che ha focalizzato molte delle sue azioni su una Federazione sola, alla fine. Ma una lode gli va data: al contrario di altri, egli ha avuto la capacità di "uscire da internet", formare un gruppo interessato anche fuori da Google Chrome e di formare una micronazione solamente con l'ausilio della vita reale, cosa che in pochi riescono a fare. Ovvio, c'erano anche altre cose da fare, ma in quel campo ha dato il meglio di sé. Nel 2011 St.Charlie si è sviluppata fuori dalle mura telematiche, e per quanto questo abbia colpito negativamente la nostra reputazione internazionale -che ha visto l'assenza, su internet, del capo del governo di una micronazione (caso raro)-, sicuramente tornerà utile in futuro al prossimo Premier; che sia io o il candidato Socialista, Filippo Lanzarini. Nico è anche un buon amico, e lo stimo molto per diverse cose che ha fatto, quindi non serve dire altro a riguardo.
Ma quindi questo siamo noi: un gruppo di adolescenti interessati alla politica? Non solo. St.Charlie sopravvive grazie a chi ci sta dentro e che la aiuta a vivere come simulazione politica e culturale. Ma anche noi abbiamo spazio per due risate, altra cosa importante per una micronazione: mai prendersi troppo sul serio.
Per fare un esempio divertente, come sapete tutti, dal 2008 al 2010, Whisky I, un cane, fu il nostro Presidente della Repubblica. Nel febbraio 2009, quando all'epoca molti della mia scuola seguivano St.Charlie, proposi al mio consiglio dei ministri di sostituire il Presidente con qualcosa di più "professionale". La reazione fu terribile: cittadini e ministri mi chiesero di tenerlo dentro. Con questo, Whisky regnò come leader fino alla sua dipartita, nel Marzo del 2010. Questo solo per spiegare l'unità che si è formata, banale ma chiara, su St.Charlie. Una cosa che auguro a tutti e che personalmente non riesco a spiegare.
Concludendo, quello che ho scritto qui, spero lo riesca a fare anche qualche altra micronazione nel futuro prossimo. Una cosa la dico: tra tutti noi in tre anni abbiamo litigato, ci siamo scannati, abbiamo minacciato crisi di governo, proteste, ed anche uno "sciopero". Ma una cosa è certa: la soddisfazione di sentirsi, a fine giornata, membro di un piccolo stato non riconosciuto, è una gran bella cosa.
Jacopo Castelletti
Ovviamente mi appresto a fare gli auguri al resto della micronazione, la gloriosa ed imperterrita Repubblica Federale di St.Charlie, (credo) unica micronazione italofona che intrattiene rapporti duraturi anche col resto della microsfera "internazionale". Ma tra una tazza di tisana ed una seduta rilassante davanti allo schermo di un PC vecchio e malandato, penso.. cosa abbiamo fatto per arrivare a ben tre anni? Mica pizza e fichi, dopotutto.
Una cosa va detta: dal progetto che intrapresi nel 2008 a quello che siamo arrivati a fare finora, le cose sono cambiate, sia nel bene o nel male. Va anche data un a nota di merito al buon vecchio Nicolò Alvisi, al momento mazziato da diversi lati, ma su questo parlo tra poco. Non vi preoccupate.
In tre anni siamo passati da una monarchia assoluta in stile "tongue-in-cheek" ad una vera e propria comunità democratica, e devo essere sincero: non me lo aspettavo. I fatti vanno analizzati, ma siicuramente non volete ascoltare le parole di un diciottenne universitario la cui problematica maggiore (al momento) è di passare l'esame di Sociologia. Perciò, riassumerò tutto "in soldoni", e vi giuro che non elogierò la "baracca St.Charliana" come fa Tallini con la sua UMMOA. Quindi potete pure rilassarvi e gustarvi le parole di un adolescente sgangherato (e non dovete nemmeno pagare per il MicroTime, quindi zitti e continuate a leggere).
Ovviamente scherzo, ma il concetto rimane praticamente lo stesso, anche se con una punta di arroganza (se permettete): come siamo sopravvissuti? La risposta è semplice, ed all'alba della caduta di diverse micronazioni italofone, credo valga la pena discuterne: comunitarismo, duro e puro.
Alcuni mesi fa mi incontrai a Tor Pendente con la nostra Presidente della Repubblica, tale Lisa Cassidy. La Cassidy sicuramente non è un mostro di popolarità fuori da St.Charlie, e questo lo sapete anche meglio di me, ma tra una pizza e una Coca Cola, mi disse chiaramente la sua posizione: non basta solo cercare indipendenza, o altre storie di questo genere che molte micronazioni vogliono tentare in questi giorni (fallendo nel 99.9% dei casi, eh). Basta semplicemente provare a diventare un punto di incontro; una specie di gruppetto che oltre a discutere della bella bionda che passa per strada, prova -nel suo piccolo- a migliorare la realtà che lo circonda.
St.Charlie, più o meno, è così. Non vado a mentirvi: come leader del Partito Nazionale, abbiamo spesso criticato il nostro (ormai uscente) Primo Ministro Alvisi, che ha focalizzato molte delle sue azioni su una Federazione sola, alla fine. Ma una lode gli va data: al contrario di altri, egli ha avuto la capacità di "uscire da internet", formare un gruppo interessato anche fuori da Google Chrome e di formare una micronazione solamente con l'ausilio della vita reale, cosa che in pochi riescono a fare. Ovvio, c'erano anche altre cose da fare, ma in quel campo ha dato il meglio di sé. Nel 2011 St.Charlie si è sviluppata fuori dalle mura telematiche, e per quanto questo abbia colpito negativamente la nostra reputazione internazionale -che ha visto l'assenza, su internet, del capo del governo di una micronazione (caso raro)-, sicuramente tornerà utile in futuro al prossimo Premier; che sia io o il candidato Socialista, Filippo Lanzarini. Nico è anche un buon amico, e lo stimo molto per diverse cose che ha fatto, quindi non serve dire altro a riguardo.
Ma quindi questo siamo noi: un gruppo di adolescenti interessati alla politica? Non solo. St.Charlie sopravvive grazie a chi ci sta dentro e che la aiuta a vivere come simulazione politica e culturale. Ma anche noi abbiamo spazio per due risate, altra cosa importante per una micronazione: mai prendersi troppo sul serio.
Per fare un esempio divertente, come sapete tutti, dal 2008 al 2010, Whisky I, un cane, fu il nostro Presidente della Repubblica. Nel febbraio 2009, quando all'epoca molti della mia scuola seguivano St.Charlie, proposi al mio consiglio dei ministri di sostituire il Presidente con qualcosa di più "professionale". La reazione fu terribile: cittadini e ministri mi chiesero di tenerlo dentro. Con questo, Whisky regnò come leader fino alla sua dipartita, nel Marzo del 2010. Questo solo per spiegare l'unità che si è formata, banale ma chiara, su St.Charlie. Una cosa che auguro a tutti e che personalmente non riesco a spiegare.
Concludendo, quello che ho scritto qui, spero lo riesca a fare anche qualche altra micronazione nel futuro prossimo. Una cosa la dico: tra tutti noi in tre anni abbiamo litigato, ci siamo scannati, abbiamo minacciato crisi di governo, proteste, ed anche uno "sciopero". Ma una cosa è certa: la soddisfazione di sentirsi, a fine giornata, membro di un piccolo stato non riconosciuto, è una gran bella cosa.
Jacopo Castelletti
Intervista a Sante Carbone e Donato De Lellis
Ecco qui le risposte alle domande poste da alcuni micronazionalisti del gruppo Libera Informazione Micronazionale, poste ai due candidati delle Elezioni Generali 2012 che si sono tenute da pochi giorni nella Repubblica di Atlantis.
Come verrà gestita la politica estera?
CARBONE: Rispondendo a Giorgio Viganò del Regno di Cattimondo sulla questione della politica estera voglio semplicemente dire che tale ministero, il quale è uno dei fondamentali per ogni micronazione, verrà affidato ad Alexander Eastwood, il quale già ha molta esperienza in questo campo. Comunque sia la nostra politica estera si baserà su una più accorta strategia di alleanze e riconoscimenti rispetto a quella del governo conservatore. Sui rapporti doganali abbiamo ancora da lavorare, ma non è tra le nostre priorità. Posso solo dire che si tenderà a riconoscere le micronazioni italofone che hanno un seguito nella comunità, sia essa Libera informazione micro nazionale, il consiglio delle rose o Microwiki.
DE LELLIS: La politica estera è stata quella che molti pensano mi abbia fatto vincere le elezioni del 2011. Per me è importante e lo è anche per il mio governo, per questo durante questa legislatura abbiamo aperto rapporti diplomatici con moltissime micronazioni, abbiamo fatto summit, organizzato incontri e siamo entrati in varie organizzazioni micronazionali. Insomma ci siamo dati da fare e credo che continuare su questa linea intesa ad alleanze e riconoscimenti su larga scala sia la cosa migliore.
Cosa ne pensano i candidati sia della cosidetta crisi micronazionalista che della crisi globale finanziaria che sta investendo l'intero mondo?
CARBONE: Rispondendo allo SMORA vorrei dire che personalmente non vedo alcun legame tra la crisi economica mondiale e il mondo micronazionale; ritengo difatti la crisi economica globale una conseguenza delle politiche di sfruttamento da parte dello stato sulla maggioranza della popolazione a favore delle lobby di potere economico che hanno sempre aumentato i loro introiti anche con la crisi. La crisi micronazionale a mio giudizio è da attribuirsi al fatto che ci si è resi conto che il micronazionalismo ha bisogno di una base reale per sopravvivere e non può essere meramente virtuale.
DE LELLIS: Con il mio governo ne abbiamo discusso durante un consiglio dei ministri. La presunta crisi micronazionale non c'è. Le micronazioni sono tante, e continuano ad essere tante. Nel mondo italofono sono finine alcune micronazioni molto note, ma ciò non è una crisi micronazionale. Per quanto riguarda la crisi economica mondiale ho avuto modo di parlarne anche con Carbone e siamo ambedue d'accordo nel dire che non è stata causata solo da una politica economica fallimentare ma anche da grandi gruppi di potere.
Cosa ne pensano i due candidati della scomparsa di Micronazioni di rilevante importanza come Res Publica SPQR Repubblica Romana e la Repubblica Democratica di Vitla (prima micronazione nel panorama italofono a riconoscervi)?
CARBONE: Rispondendo a Piter Zucca sulla domanda riguardante la fine di Vitla e di Res Publica dico sinceramente che la perdita di due pezzi di storia micronazionale italofona come appunto Vitla e Res Publica non può che addolorarmi ma sono altresì convinto che questo sia il segno dei tempi che richiedono al micronazionalismo un profondo cambiamento.
DE LELLIS: Un'avvenimento importante nel nostro ambiente, specialmente perchè accaduto in un tempo così ristretto, uno dopo l'altro, ma ciò insegna che non è la storia che fa la micronazione, ma le persone che ne fanno parte che devono essere continuamente attive.
Che impegni concreti si prendono i due candidati per far crescere il panorama del Micronazionalismo Italofono?
CARBONE: Per quanto ci riguarda siamo convinti che il compito di Atlantis come una delle maggiori micronazioni italafone sia quello di migliorare la sua struttura interna ma soprattutto di cercare la maggiore coesione possibile tra le varie micronazioni emergenti delle comunità di Libera informazione micronazionale, ad esempio.
DE LELLIS: Come membri della comunità italofona lo sviluppo di questa è importante. A parer mio si dovrebbero aiutare le micronazioni emergenti ma anche criticarne alcune, siccome in quest'ultimo periodo abbiamo assistito alla nascita di micronazioni poco professionali che contavano due, tre, otto cittadini, non regolati da leggi o altro. Queste sono entità inutili sia per loro stessi che per la comunità.
Cosa faranno i due candidati per la Cultura di Altantis?
CARBONE: Il ministero della Cultura e della Ricerca di Atlantis al momento è in ballo tra vari esponenti del partito socialdemocratico, tra cui il più accredidato è Marco Bluttemberg; mi sento di dire che chiunque ricoprirà la carica di ministro della Cultura e della Ricerca dovrà essere una persona motivata a propagare quanto più è possibile l’idea atlantidea di micronazione, simbolo di libertà e progetto comune.
DE LELLIS: La cultura è sicuramente uno dei punti che maggiormente andrebbero sviluppati e spero che il neo eletto Primo Ministro possa scegliere la persona adatta per quel ministero. Per quanto mi riguarda, siccome starò all'opposizione ma sarò sempre membro del parlamento sarà mia premura fare in modo che ciò che più può caratterizzare una micronazione e distinguerla dalle altre sia sviluppata e messa al centro di dibattiti tra noi.
Alexander Virgili
Come verrà gestita la politica estera?
CARBONE: Rispondendo a Giorgio Viganò del Regno di Cattimondo sulla questione della politica estera voglio semplicemente dire che tale ministero, il quale è uno dei fondamentali per ogni micronazione, verrà affidato ad Alexander Eastwood, il quale già ha molta esperienza in questo campo. Comunque sia la nostra politica estera si baserà su una più accorta strategia di alleanze e riconoscimenti rispetto a quella del governo conservatore. Sui rapporti doganali abbiamo ancora da lavorare, ma non è tra le nostre priorità. Posso solo dire che si tenderà a riconoscere le micronazioni italofone che hanno un seguito nella comunità, sia essa Libera informazione micro nazionale, il consiglio delle rose o Microwiki.
DE LELLIS: La politica estera è stata quella che molti pensano mi abbia fatto vincere le elezioni del 2011. Per me è importante e lo è anche per il mio governo, per questo durante questa legislatura abbiamo aperto rapporti diplomatici con moltissime micronazioni, abbiamo fatto summit, organizzato incontri e siamo entrati in varie organizzazioni micronazionali. Insomma ci siamo dati da fare e credo che continuare su questa linea intesa ad alleanze e riconoscimenti su larga scala sia la cosa migliore.
Cosa ne pensano i candidati sia della cosidetta crisi micronazionalista che della crisi globale finanziaria che sta investendo l'intero mondo?
CARBONE: Rispondendo allo SMORA vorrei dire che personalmente non vedo alcun legame tra la crisi economica mondiale e il mondo micronazionale; ritengo difatti la crisi economica globale una conseguenza delle politiche di sfruttamento da parte dello stato sulla maggioranza della popolazione a favore delle lobby di potere economico che hanno sempre aumentato i loro introiti anche con la crisi. La crisi micronazionale a mio giudizio è da attribuirsi al fatto che ci si è resi conto che il micronazionalismo ha bisogno di una base reale per sopravvivere e non può essere meramente virtuale.
DE LELLIS: Con il mio governo ne abbiamo discusso durante un consiglio dei ministri. La presunta crisi micronazionale non c'è. Le micronazioni sono tante, e continuano ad essere tante. Nel mondo italofono sono finine alcune micronazioni molto note, ma ciò non è una crisi micronazionale. Per quanto riguarda la crisi economica mondiale ho avuto modo di parlarne anche con Carbone e siamo ambedue d'accordo nel dire che non è stata causata solo da una politica economica fallimentare ma anche da grandi gruppi di potere.
Cosa ne pensano i due candidati della scomparsa di Micronazioni di rilevante importanza come Res Publica SPQR Repubblica Romana e la Repubblica Democratica di Vitla (prima micronazione nel panorama italofono a riconoscervi)?
CARBONE: Rispondendo a Piter Zucca sulla domanda riguardante la fine di Vitla e di Res Publica dico sinceramente che la perdita di due pezzi di storia micronazionale italofona come appunto Vitla e Res Publica non può che addolorarmi ma sono altresì convinto che questo sia il segno dei tempi che richiedono al micronazionalismo un profondo cambiamento.
DE LELLIS: Un'avvenimento importante nel nostro ambiente, specialmente perchè accaduto in un tempo così ristretto, uno dopo l'altro, ma ciò insegna che non è la storia che fa la micronazione, ma le persone che ne fanno parte che devono essere continuamente attive.
Che impegni concreti si prendono i due candidati per far crescere il panorama del Micronazionalismo Italofono?
CARBONE: Per quanto ci riguarda siamo convinti che il compito di Atlantis come una delle maggiori micronazioni italafone sia quello di migliorare la sua struttura interna ma soprattutto di cercare la maggiore coesione possibile tra le varie micronazioni emergenti delle comunità di Libera informazione micronazionale, ad esempio.
DE LELLIS: Come membri della comunità italofona lo sviluppo di questa è importante. A parer mio si dovrebbero aiutare le micronazioni emergenti ma anche criticarne alcune, siccome in quest'ultimo periodo abbiamo assistito alla nascita di micronazioni poco professionali che contavano due, tre, otto cittadini, non regolati da leggi o altro. Queste sono entità inutili sia per loro stessi che per la comunità.
Cosa faranno i due candidati per la Cultura di Altantis?
CARBONE: Il ministero della Cultura e della Ricerca di Atlantis al momento è in ballo tra vari esponenti del partito socialdemocratico, tra cui il più accredidato è Marco Bluttemberg; mi sento di dire che chiunque ricoprirà la carica di ministro della Cultura e della Ricerca dovrà essere una persona motivata a propagare quanto più è possibile l’idea atlantidea di micronazione, simbolo di libertà e progetto comune.
DE LELLIS: La cultura è sicuramente uno dei punti che maggiormente andrebbero sviluppati e spero che il neo eletto Primo Ministro possa scegliere la persona adatta per quel ministero. Per quanto mi riguarda, siccome starò all'opposizione ma sarò sempre membro del parlamento sarà mia premura fare in modo che ciò che più può caratterizzare una micronazione e distinguerla dalle altre sia sviluppata e messa al centro di dibattiti tra noi.
Alexander Virgili
Il Principio di Sovranità secondo lo S.M.O.R.A
“L’Ordine ribadisce il suo carattere SOVRANO , esattamente come una comunità di liberi individui che si riconoscono in determinati fini , cultura , progetti e del loro concreto conseguimento , pertanto, si autogovernano in maniera autonoma ed INDIPENDENTE da
qualsiasi altra nazione o micro nazione . Per tale motivo sono dotati di una struttura governativa legittimata da una carta costituzionale che regola i rapporti tra i vari poteri istituzionali e tra questi e gli altri componenti dell’Ordine – Nazione , la cui natura e nomenclatura sarà fornita nel seguente articolato . Tale Sovranità non è necessariamente vincolata ad una pur ammissibile territorialità , ma da una volontà trasversale di collaborazione tra le varie realtà delle nazioni ed associazioni , sul diritto di ogni persona di autodeterminarsi e per garantire all’Ordine - Nazione stesso una libertà di agire sempre per fine solidaristici per la realizzazione delle sue attività e l’affermazione della sua specifica cultura.”
Per questo articolo vorrei partire dal principio di Sovranità che noi come Ordine - Nazione ci siamo dati nella nostra nuova costituzione. Le caratteristiche di questo principio , per noi basilare , non scaturisce adesso ,ma esso nasce da concrete esperienze sia collettive che personali , oltre da una consuetudine e dibattito interno ormai più che trentennale.
Partiti da una esperienza meramente territoriale,l’evoluzione sia della comunità sia del suo porsi con altre realtà da cui non se ne poteva ne rimanere esclusi ne tantomeno non considerarle ,ha condotto a porre la questione della territorialità ,nel senso veramente fisico del termine, in secondo piano ,legando il principio di Sovranità e di propria autodeterminazione sulle specifiche culturali,umane e professionali dell’ordine e di comunità , nella condivisione dell’etica e degli ideali oltre che alla tradizione ,il quale pur erede di una struttura territoriale ,ne assunse le forme e l’organizzazione plasmandole con il tempo in qualcosa di più aderente sia con la realtà quotidiana sia con gli stessi obiettivi dell’Ordine diversi dalla struttura originaria .
Oggi definiamo il territorio da cui siamo nati e dove alcuni di noi ancora operano “ Territorio di riferimento Storico“proprio in nome di quella continuità storica ed affettiva che nei primi tempi ,cavalcando anche il malcontento degli abitanti di quel territorio, se ne proponeva la secessione prima comunale poi anche in forme più avanzate .In questa ottica le forze locali ed associative di allora ritennero di incanalare quel malcontento con una sorta di affidamento del territorio che chiameremmo Adrianeo al nostro Ordine e farci portatore sia a livello politico , dei disagi degli abitanti , sia a livello di tutela culturale per le presenze di emergenze archeologiche,con un costante e lungo monitoraggio del quale la prima fase fu lo la bozza di studio che si può osservare nello sfondo del nostro forum ( non un semplice disegnino come qualcuno lo ha definito.),quindi l’ordine si poneva in una forma che oggi diremmo sussidiaria alle strutture preposte a tali compiti.
http://mcrtm.blogspot.com/
Da allora gli anni sono passati la struttura ed i suoi componenti hanno acquisito una maturità sia sulla propria essenza di essere una forza sussidiaria alle altre strutture , sulle
rivendicazioni territoriali e di Sovranità su di essi , ed incominciò a delinearsi in noi l’idea che il territorio ,o meglio la parte fisica che fino ad allora c’eravamo poggiati , costituiva , nel nostro definirci Sovrani , un peso relativo e che tale principio andava ribaltato sulle azioni sia dell’Ordine Nazione sia dei suoi componenti. Per citare un grande esempio ,IL Sovrano Militare Ordine Di Malta le cui radici storiche risalgono ai tempi delle crociate ,oggi gestiscono un territorio puramente simbolico,affidatogli dopo l’occupazione dell’isola di Malta , la loro sovranità la esercitano non tanto perché hanno un palazzotto ( la sede del Priorato che si trova a Roma sull’Aventino oltre alla concessione dal governo maltese per 99 anni dell’antico forte dell’ordine presente nell’isola e sede storica dei cavalieri.) che comunque gode di extraterritorialità, ma dalle azioni dell’Ordine stesso ,nell’essere presente nella società e nel soddisfacimento dei bisogni primari che costituiscono la Mission dell’ordine stabilito anche dalla loro nuova costituzione. Lo stesso ordine di Malta per esprimere con forza la sua autodeterminazione , negli anni ha dovuto combattere una serie di battaglie diplomatiche che vanno anche dal riconoscimento del diritto di battere moneta e di emettere francobolli (tuttora tra i collezionisti considerano tali prodotti non propriamente filatelici ) tramite convenzioni bilaterali. Anche se l’esempio preso a modello esprime il massimo della nostra aspirazione in una versione laica , ci da l’idea come piccole entità riconosciute lo sono più per i meriti ,la storia ,il loro dna che il possesso su micro porzioni di territorio. La maturità è forse in questo almeno per noi ,Sovranità come comunione di intenti solidali ,comuni,condivisibili e realmente applicabili nel pieno rispetto della sovranità che scaturisce dai diritti naturali e positivi dell’individuo e nella sua volontà di riunirsi in comunità per il raggiungimento delle aspirazioni comuni quale soddisfacimento e completezza della Sovranità dell’Individuo e della sua comunità di appartenenza.
In queste brevi note il nostro pensiero su tale principio che tuttora continua in un sereno dibattito interno.
“Un Cavaliere è devoto al valore , il suo cuore conosce solo la virtù , la sua spada difende i bisognosi , la sua forza sostiene i deboli e sue parole dicono solo verità ,
la sua ira si abbatte sui malvagi “
Strato Gelsomino
qualsiasi altra nazione o micro nazione . Per tale motivo sono dotati di una struttura governativa legittimata da una carta costituzionale che regola i rapporti tra i vari poteri istituzionali e tra questi e gli altri componenti dell’Ordine – Nazione , la cui natura e nomenclatura sarà fornita nel seguente articolato . Tale Sovranità non è necessariamente vincolata ad una pur ammissibile territorialità , ma da una volontà trasversale di collaborazione tra le varie realtà delle nazioni ed associazioni , sul diritto di ogni persona di autodeterminarsi e per garantire all’Ordine - Nazione stesso una libertà di agire sempre per fine solidaristici per la realizzazione delle sue attività e l’affermazione della sua specifica cultura.”
Per questo articolo vorrei partire dal principio di Sovranità che noi come Ordine - Nazione ci siamo dati nella nostra nuova costituzione. Le caratteristiche di questo principio , per noi basilare , non scaturisce adesso ,ma esso nasce da concrete esperienze sia collettive che personali , oltre da una consuetudine e dibattito interno ormai più che trentennale.
Partiti da una esperienza meramente territoriale,l’evoluzione sia della comunità sia del suo porsi con altre realtà da cui non se ne poteva ne rimanere esclusi ne tantomeno non considerarle ,ha condotto a porre la questione della territorialità ,nel senso veramente fisico del termine, in secondo piano ,legando il principio di Sovranità e di propria autodeterminazione sulle specifiche culturali,umane e professionali dell’ordine e di comunità , nella condivisione dell’etica e degli ideali oltre che alla tradizione ,il quale pur erede di una struttura territoriale ,ne assunse le forme e l’organizzazione plasmandole con il tempo in qualcosa di più aderente sia con la realtà quotidiana sia con gli stessi obiettivi dell’Ordine diversi dalla struttura originaria .
Oggi definiamo il territorio da cui siamo nati e dove alcuni di noi ancora operano “ Territorio di riferimento Storico“proprio in nome di quella continuità storica ed affettiva che nei primi tempi ,cavalcando anche il malcontento degli abitanti di quel territorio, se ne proponeva la secessione prima comunale poi anche in forme più avanzate .In questa ottica le forze locali ed associative di allora ritennero di incanalare quel malcontento con una sorta di affidamento del territorio che chiameremmo Adrianeo al nostro Ordine e farci portatore sia a livello politico , dei disagi degli abitanti , sia a livello di tutela culturale per le presenze di emergenze archeologiche,con un costante e lungo monitoraggio del quale la prima fase fu lo la bozza di studio che si può osservare nello sfondo del nostro forum ( non un semplice disegnino come qualcuno lo ha definito.),quindi l’ordine si poneva in una forma che oggi diremmo sussidiaria alle strutture preposte a tali compiti.
http://mcrtm.blogspot.com/
Da allora gli anni sono passati la struttura ed i suoi componenti hanno acquisito una maturità sia sulla propria essenza di essere una forza sussidiaria alle altre strutture , sulle
rivendicazioni territoriali e di Sovranità su di essi , ed incominciò a delinearsi in noi l’idea che il territorio ,o meglio la parte fisica che fino ad allora c’eravamo poggiati , costituiva , nel nostro definirci Sovrani , un peso relativo e che tale principio andava ribaltato sulle azioni sia dell’Ordine Nazione sia dei suoi componenti. Per citare un grande esempio ,IL Sovrano Militare Ordine Di Malta le cui radici storiche risalgono ai tempi delle crociate ,oggi gestiscono un territorio puramente simbolico,affidatogli dopo l’occupazione dell’isola di Malta , la loro sovranità la esercitano non tanto perché hanno un palazzotto ( la sede del Priorato che si trova a Roma sull’Aventino oltre alla concessione dal governo maltese per 99 anni dell’antico forte dell’ordine presente nell’isola e sede storica dei cavalieri.) che comunque gode di extraterritorialità, ma dalle azioni dell’Ordine stesso ,nell’essere presente nella società e nel soddisfacimento dei bisogni primari che costituiscono la Mission dell’ordine stabilito anche dalla loro nuova costituzione. Lo stesso ordine di Malta per esprimere con forza la sua autodeterminazione , negli anni ha dovuto combattere una serie di battaglie diplomatiche che vanno anche dal riconoscimento del diritto di battere moneta e di emettere francobolli (tuttora tra i collezionisti considerano tali prodotti non propriamente filatelici ) tramite convenzioni bilaterali. Anche se l’esempio preso a modello esprime il massimo della nostra aspirazione in una versione laica , ci da l’idea come piccole entità riconosciute lo sono più per i meriti ,la storia ,il loro dna che il possesso su micro porzioni di territorio. La maturità è forse in questo almeno per noi ,Sovranità come comunione di intenti solidali ,comuni,condivisibili e realmente applicabili nel pieno rispetto della sovranità che scaturisce dai diritti naturali e positivi dell’individuo e nella sua volontà di riunirsi in comunità per il raggiungimento delle aspirazioni comuni quale soddisfacimento e completezza della Sovranità dell’Individuo e della sua comunità di appartenenza.
In queste brevi note il nostro pensiero su tale principio che tuttora continua in un sereno dibattito interno.
“Un Cavaliere è devoto al valore , il suo cuore conosce solo la virtù , la sua spada difende i bisognosi , la sua forza sostiene i deboli e sue parole dicono solo verità ,
la sua ira si abbatte sui malvagi “
Strato Gelsomino
Micronazione : quali diritti?
Una micronazione è una comunità di individui costituitisi per il raggiungimento di un obbiettivo e la realizzazione di esso.
Dopo questa piccola premessa mi pongo quindi una serie di domande:
a) Una micronazione dovrebbe avere solo un fine economico?
b) Una micronazione dovrebbe avere solo un mero riconoscimento internazionale?
c) Una micronazione dovrebbe avere soltanto un solido apparato stato/burocratico per il funzionamento di essa?
Questi pochi punti citati sono degli aspetti, chiamiamoli tecnici/politici, importanti e non trascurabili, ma il mio pensiero ed obiettivo cardine per non parlare di anima stessa di una micronazione ha come oggetto il carattere stesso di essa, i suoi sentimenti, i suoi ideali, la voglia di realizzarli in un mondo in cui essi sono considerati marginali, tabù o di secondo piano. Noi parliamo di diritti civili che, tematica che una micronazione non deve trascurare ,anzi la sua funzione sussidiaria dovrebbe colmare proprio quelle manchevolezze che provengono dalla dimensione macro dove tale aspetto è spesso trascurato.
Quindi una micronazione oltre a discutere sugli argomenti che ho illustrato ai punti a) b) c) dovrebbe porre tra i suoi obbiettivi, un dibattito su alcuni temi scottanti, ma reali, sentiti non solo dalla nostra comunità, ma da tutta la parte sociale di varie nazioni e che attendono da anni un serio e laico dibattito su di esse, scevro da influenze di vario genere.
Allora domandiamoci cosa pensa una micronazione dell'eutanasia, dei diritti dei gay tra cui gli stessi matrimoni tra gay e quindi in genere il rispetto degli orientamenti sessuali, della fecondazione assistita dei problemi legati all’ aborto o anche a quelli del divorzio? La loro organizzazione e legislazione ha previsto la risoluzione di queste tematiche di forte pregnanza sociale? La sensibilità su questi temi ci fa capire l’ identità e quindi l’anima di di una micronazione' e della comunità che la costituisce.
Oggi ci sono micronazioni capaci di inserire tra i suoi obbiettivi e nella sua legislazione un carattere ed un’anima forte che la possa porre come una dei paladini dei diritti civili? In tutti i dibattiti ho sempre sentito parlare di leggi, costituzioni, economie, monete ecc, ma mai di diritti civili? Forse tali temi rappresentano tuttora un tabù anche per le micronazioni quando esse come , ho scritto in precedenza, dovrebbero mettere in evidenza le lacune del mondo che ci circonda e non scimmiottarlo. Bisogna avere il coraggio di porre sul tavolo di tutte le discussioni quella dei diritti civili e non curarsi di alcuna critica di qualsiasi natura. Bisogna esprimere, dibattere e legiferare sui diritti civili perche solo cosi una micronazione può definirsi veramente tale. E l'Unione Europea, come le tante unioni proposte in versione micro, dovrebbero rendersene conto....non solo indipendenza.....non solo economia.
Tania Bizzarro
Dopo questa piccola premessa mi pongo quindi una serie di domande:
a) Una micronazione dovrebbe avere solo un fine economico?
b) Una micronazione dovrebbe avere solo un mero riconoscimento internazionale?
c) Una micronazione dovrebbe avere soltanto un solido apparato stato/burocratico per il funzionamento di essa?
Questi pochi punti citati sono degli aspetti, chiamiamoli tecnici/politici, importanti e non trascurabili, ma il mio pensiero ed obiettivo cardine per non parlare di anima stessa di una micronazione ha come oggetto il carattere stesso di essa, i suoi sentimenti, i suoi ideali, la voglia di realizzarli in un mondo in cui essi sono considerati marginali, tabù o di secondo piano. Noi parliamo di diritti civili che, tematica che una micronazione non deve trascurare ,anzi la sua funzione sussidiaria dovrebbe colmare proprio quelle manchevolezze che provengono dalla dimensione macro dove tale aspetto è spesso trascurato.
Quindi una micronazione oltre a discutere sugli argomenti che ho illustrato ai punti a) b) c) dovrebbe porre tra i suoi obbiettivi, un dibattito su alcuni temi scottanti, ma reali, sentiti non solo dalla nostra comunità, ma da tutta la parte sociale di varie nazioni e che attendono da anni un serio e laico dibattito su di esse, scevro da influenze di vario genere.
Allora domandiamoci cosa pensa una micronazione dell'eutanasia, dei diritti dei gay tra cui gli stessi matrimoni tra gay e quindi in genere il rispetto degli orientamenti sessuali, della fecondazione assistita dei problemi legati all’ aborto o anche a quelli del divorzio? La loro organizzazione e legislazione ha previsto la risoluzione di queste tematiche di forte pregnanza sociale? La sensibilità su questi temi ci fa capire l’ identità e quindi l’anima di di una micronazione' e della comunità che la costituisce.
Oggi ci sono micronazioni capaci di inserire tra i suoi obbiettivi e nella sua legislazione un carattere ed un’anima forte che la possa porre come una dei paladini dei diritti civili? In tutti i dibattiti ho sempre sentito parlare di leggi, costituzioni, economie, monete ecc, ma mai di diritti civili? Forse tali temi rappresentano tuttora un tabù anche per le micronazioni quando esse come , ho scritto in precedenza, dovrebbero mettere in evidenza le lacune del mondo che ci circonda e non scimmiottarlo. Bisogna avere il coraggio di porre sul tavolo di tutte le discussioni quella dei diritti civili e non curarsi di alcuna critica di qualsiasi natura. Bisogna esprimere, dibattere e legiferare sui diritti civili perche solo cosi una micronazione può definirsi veramente tale. E l'Unione Europea, come le tante unioni proposte in versione micro, dovrebbero rendersene conto....non solo indipendenza.....non solo economia.
Tania Bizzarro
La bandiera di Atlantis
La bandiera è, se non il più importante, uno dei più importanti simboli, specialmente per una micronazione che nella bandiera rappresenta la sua indipendenza, sovranità e territorio, come uno stato. Ebbene le bandiere hanno molte storie diverse, diverse tra loro ma legate comunque alla storia di un determinato popolo in un determinato territorio. Alcune bandiere sono nate da simboli di case reali, dalle ex colonie o paesi colonizzatori, da simboli caratteristici locali. La bandiera di Atlantis, ha una storia un pò differente. Non so quanti lettori abbiano visto il film di Woody Allen, il Dittatore dello Stato Libero di Bananas. Ordunque, io, artefice e "creatore" della bandiera della Repubblica, ho avuto spunto proprio da quel film comico che ridicolizzava uno stato che era rappresentativo di Cuba.
Quello stato ridicolizzato e reso comico in ogni suo aspetto ha una bandiera. Quella bandiera ha dato spunto e vita alla bandiera della Repubblica di Atlantis, quella bandiera che ci rappresenta, quella bandiera che a così tanti piace, quella bandiera che non ha uno storia come tutte le altre, ma è il frutto di una società moderna, informatizzata ed in cui anche il cinema può dare buone idee per una bandiera di una micronazione. A me, personalmente, la bandiera italiana non è mai piaciuta. Non saprei dire il motivo, forse la forma, forse i colori, forse la sua semplicità in tre bande colorate. Ed ho sempre pensato che fosse un vero peccato. Una bandiera che rappresenta anche me, per lo meno, dovrebbe piacermi. Ed è proprio su questo che ho basato la bandiera di Atlantis. Non su una storia, non su un simbolo preciso, ma sul fatto che piacesse a me ed agli altri concittadini. Molti potranno criticare la scelta di una bandiera senza storia, pensata da un film comico, ma io credo che una bandiera che rappresenti un popolo debba essere una bandiera che piace e che può ben rappresentarli come frutto di una decisione comune. La bandiera è un simbolo, nulla di più, per tanto meglio che il simbolo piaccia, storia o meno.
Alexander Virgili
Quello stato ridicolizzato e reso comico in ogni suo aspetto ha una bandiera. Quella bandiera ha dato spunto e vita alla bandiera della Repubblica di Atlantis, quella bandiera che ci rappresenta, quella bandiera che a così tanti piace, quella bandiera che non ha uno storia come tutte le altre, ma è il frutto di una società moderna, informatizzata ed in cui anche il cinema può dare buone idee per una bandiera di una micronazione. A me, personalmente, la bandiera italiana non è mai piaciuta. Non saprei dire il motivo, forse la forma, forse i colori, forse la sua semplicità in tre bande colorate. Ed ho sempre pensato che fosse un vero peccato. Una bandiera che rappresenta anche me, per lo meno, dovrebbe piacermi. Ed è proprio su questo che ho basato la bandiera di Atlantis. Non su una storia, non su un simbolo preciso, ma sul fatto che piacesse a me ed agli altri concittadini. Molti potranno criticare la scelta di una bandiera senza storia, pensata da un film comico, ma io credo che una bandiera che rappresenti un popolo debba essere una bandiera che piace e che può ben rappresentarli come frutto di una decisione comune. La bandiera è un simbolo, nulla di più, per tanto meglio che il simbolo piaccia, storia o meno.
Alexander Virgili
Il Micronazionalismo che verrà
Penso che la storia del micronazionalismo italofono ed italiano si possa dividere in due macroperiodi, almeno finora. Il primo periodo va dal Medioevo al 2000, anno nel quale venne fondata la prima significativa micronazione virtuale italofona, Impero.
In questi anni si svilupparo aspiranti Stati come le Tre Fontane, riconosciute dal Sacro Romano Impero, Cospaia, ritenuta Stato dal Granducato di Toscana e dal Papato, Tavolara, considerata tale da Regno di Sardegna e Corona britannica e l'Isola delle Rose, meritevole di avere suscitato gran clamore nella Romagna e non solo.
Furono, quindi, queste, le micronazioni nelle quali esperienze, l'obiettivo supremo micronazionale, l'Indipendenza fu avvicinato nel massimo, sempre finora, modo.
E le nominate qui sopra non furono le sole. Tra le altre è annoverata Bosgattia.
Nel 2000, dopo un periodo, successivo all'affondamento del 1969 dell'Isola delle Rose, di inattività, Emanuele I fonda la micronazione Impero, della quale diviene Imperatore. Si tratta della prima micronazione virtuale (almeno significativa) italofona. Dapprima utilizza due web-chat, poi un forum.
Seguono su questa linea SPQR, Vitla, Cisalpina, Sovietica, Promolands.
Queste entità, seppur non avvicinando minimamente l'obiettivo Indipendenza (nell'ultimo periodo erano diventati più o meno dei circoli culturali), hanno donato al micronazionalismo italofono la possibilità di farsi conoscere dalla massa grazie a Internet, sviluppandosi su Facebook, forum, blog e siti ufficiali.
Dopo questo anno e mezzo di crisi micronazionale, l'ultima s'è portata via SPQR, Vitla, la Cisalpina e la Sovietica.
Promolands resiste ancora a mala pena, con il sacco pieno di massi portantesi addietro figurante dell'isolazionismo che la micronazione si trae in spalla da sempre, ma che nell'ultimo periodo era sembrato pesare ancor di più. Impero, poi, non è mai entrato nelle vicende italofone (UMI, varie alleanze…).
Le micronazioni italofone (aspettiamo si spenga anche Promolands) lasciano, per cui, alle prossime, più territoriali, un dominio importante della rete.
D'altronde, come Giovambattista Vico ama affermare, i corsi e ricorsi storici porteranno ad una ripetizione, caratterizzata dalla territorialità, del micronazionalismo in stile "Isola delle Rose" (basta vedere il nome del Consiglio). Ma attenzione, ora le micronazioni trainanti di questo movimento, lo S.M.O.R.A., Atlantis, St. Charlie, Dolcebano, Regno dei Cattimondo e il Gordjan hanno in possesso il dono del dominio virtuale con il quale farsi conoscere.
Giorgio Viganò
In questi anni si svilupparo aspiranti Stati come le Tre Fontane, riconosciute dal Sacro Romano Impero, Cospaia, ritenuta Stato dal Granducato di Toscana e dal Papato, Tavolara, considerata tale da Regno di Sardegna e Corona britannica e l'Isola delle Rose, meritevole di avere suscitato gran clamore nella Romagna e non solo.
Furono, quindi, queste, le micronazioni nelle quali esperienze, l'obiettivo supremo micronazionale, l'Indipendenza fu avvicinato nel massimo, sempre finora, modo.
E le nominate qui sopra non furono le sole. Tra le altre è annoverata Bosgattia.
Nel 2000, dopo un periodo, successivo all'affondamento del 1969 dell'Isola delle Rose, di inattività, Emanuele I fonda la micronazione Impero, della quale diviene Imperatore. Si tratta della prima micronazione virtuale (almeno significativa) italofona. Dapprima utilizza due web-chat, poi un forum.
Seguono su questa linea SPQR, Vitla, Cisalpina, Sovietica, Promolands.
Queste entità, seppur non avvicinando minimamente l'obiettivo Indipendenza (nell'ultimo periodo erano diventati più o meno dei circoli culturali), hanno donato al micronazionalismo italofono la possibilità di farsi conoscere dalla massa grazie a Internet, sviluppandosi su Facebook, forum, blog e siti ufficiali.
Dopo questo anno e mezzo di crisi micronazionale, l'ultima s'è portata via SPQR, Vitla, la Cisalpina e la Sovietica.
Promolands resiste ancora a mala pena, con il sacco pieno di massi portantesi addietro figurante dell'isolazionismo che la micronazione si trae in spalla da sempre, ma che nell'ultimo periodo era sembrato pesare ancor di più. Impero, poi, non è mai entrato nelle vicende italofone (UMI, varie alleanze…).
Le micronazioni italofone (aspettiamo si spenga anche Promolands) lasciano, per cui, alle prossime, più territoriali, un dominio importante della rete.
D'altronde, come Giovambattista Vico ama affermare, i corsi e ricorsi storici porteranno ad una ripetizione, caratterizzata dalla territorialità, del micronazionalismo in stile "Isola delle Rose" (basta vedere il nome del Consiglio). Ma attenzione, ora le micronazioni trainanti di questo movimento, lo S.M.O.R.A., Atlantis, St. Charlie, Dolcebano, Regno dei Cattimondo e il Gordjan hanno in possesso il dono del dominio virtuale con il quale farsi conoscere.
Giorgio Viganò
Bisanzio e le Crociate – Incontro e scontro tra Oriente ed Occidente
E’ sempre una grande emozione ritornare a Venezia e soprattutto partecipare come patrocinatori ed organizzatori ad un evento culturale di grande spessore come è tra le finalità del nostro Ordine - Nazione : " BISANZIO E LE CROCIATE - INCONTRO E SCONTRO TRA ORIENTE E OCCIDENTE ", svoltasi a Venezia ed esattamente nella vicina isola di San Servolo (10 minuti di traghetto che consiglio a tutti di visitare per la pace e tranquillità che il luogo offre ) dove si trovava un ex struttura per il recupero dei malati psichiatrici ,oggi sede museale ,di convegni ,ma anche luogo di soggiorno, gestita dalla provincia di Venezia, un’isola piena di verde,di cose antiche ( ma ci sono anche dei campi da tennis e basket ) e di piccoli scenari di grande suggestione oltre alla sorpresa di trovare sempre opere della biennale che rendono ancora più particolare tutto il contesto ( quest’anno una grande scultura contro la guerra di grande effetto ).
Organizzata sin dalla fine si questa estate , la conferenza dal suggestivo titolo “BISANZIO E LE CROCIATE .INCONTRO E SCONTRO TRA ORIENTE ED OCCIDENTE “, ha avuto questa volta,dopo anni di collaborazione misconosciuta ( agli altri ) una propria collocazione specifica, come lo testimonia la presenza del nostro logo nella locandina ufficiale,le brochure e la stampa di settore,il grande interesse mostrato alla mostra , non solo alla tematica del convegno ,ma anche al nostro Ordine, alla sua storia,struttura ecc.. Tra questi l’interesse ci è pervenuto anche dagli autorevoli accademici presenti ( di cui uno è anche presidente della prestigiosa accademia Costantiniana) dai quali abbiamo avuto i complimenti per la passione ed il contributo all’organizzazione e come detto da loro stessi ” non i soliti ordini che spillano solo quattrini,ma un ordine che rispetta le sue finalità come l’aiutare sia la cultura che la società sempre in base alla sue possibilità organizzative ed economiche”. La conferenza ,come ogni anno ha come location l’isola di san Servolo,un’isola piena di verde,di luoghi antichi e di piccoli scenari di grande suggestione oltre alla sorpresa di trovare sempre opere della biennale che rendono ancora più particolare tutto il contesto ( quest’anno una grande scultura contro la guerra di grande effetto )
Torniamo alla conferenza di cui vi faccio ,sia per non annoiarvi ,sia per rispetto per chi stilerà gli atti di essa una rapida sintesi .
Come precedentemente scritto la conferenza che in questa edizione ha avuto non solo il solito patrocinio della PROVINCIA DI VENEZIA ,ma anche quelle di altre autorevoli istituzione tra cui il centro di studi bizantini francese - L’EHESS ,L’AMBASCIATA GRECA DI ROMA E ALLIANCE FRANCAISE VENISE oltre allo S.M.O.R.A. . Per dare spazio al folto gruppo sia di accademici che di giovani, anelanti ad esporre i propri studi nelle varie fasi del convegno ,nonostante gli inviti della direzione dell’Associazione Bisanzio e di parte dei convenuti ,nei mesi precedenti nel presentare degli studi sulla tematica del convegno , abbiamo ritenuto ( anche per carenza di tempo per preparare una buona relazione ) occupare una posizione più defilata , aiutare gli altri componenti sia nella raccolta dei fondi,in pratica un’attività di servizio . Per il prossimo anno il contributo scientifico alla conferenza da parte dell’ ordine non mancherà , posta dalla Associazione come condizione necessaria, per la partecipazione per il prossimo anno. Premettiamo che in altre conferenze sia il sottoscritto che altri del nostro gruppo , si sono prodigati nella buona riuscita degli eventi,e, non per vantarci ,siamo stati i primi nel 2006 ad inaugurare in assoluto con una nostra presentazione /discorso la sequela di eventi che hanno portato a quest’ultimo.
Andiamo al sodo: la conferenza si basava sui rapporti tra Bisanzio e le crociate che spesso sono state per L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE ,non un’ aiuto ( mai richiesto in effetti ) ma una vera calamità provocandone nel tempo l’accelerazione della sua caduta. Queste Crociate che per essere tali dovevano avere l’imprimatur del Papa,pur avendo come fine la liberazione dei Luoghi santi Cristiani si rivelarono come vero e proprio esercito di occupazione composto da una stuolo di famelici occidentali ,predoni ed assassini e nobili spiantati, che vedevano in Bisanzio e l’oriente in generale ,non il legittimo erede e continuatore dell’Idea di Roma ( per i cattolici i Bizantini erano addirittura eretici ) ,ma solo le sue ricchezze – tra cui tante reliquie - da saccheggiare e profanare. Quindi una rapporto teso,conflittuale ,che giunse alla crociata del 1204, quando gli occidentali espugnando , dopo secoli di inviolabilità , Costantinopoli , costrinsero il potere imperiale a spostarsi in Anatolia ed esattamente a Nicea (l’impero si chiamò temporaneamente ,”Impero di Nicea “),indebolendone la struttura ed aprendo le porte a quella che sarà l’enorme espansione ottomana fermata solo a Lepanto il 7 ottobre 1571 da parte di un occidente ormai conscio del pericolo che indirettamente avevano creato. L’impero ottomano comunque ,pur rinunciando ,tranne qualche sporadico episodio, alla conquista dell’occidente ormai rafforzatosi, continuerà per secoli a devastare le coste italiane attraverso la pirateria e le navi corsare , un modo indiretto per mantenere questa sorta di guerra perenne con l’Occidente ,azioni contrastate dalle potenze dell’epoca come la Serenissima,oppure lo stesso Regno Di Napoli ( in epoca vicereale spagnola e borbonica non poche furono le spedizione per eliminare il pericolo di tali incursioni a volte invadendone gli stessi territori di cui per un certo periodo ne acquisivano una sovranità temporanea ).
Questa è la premessa della tematica del convegno,il quale poi si è articolato in due step o giornate :
1. Il 10 dedicato agli accademici tra cui esperti di tecniche militari,ordini cavallereschi , ed ognuno dei quali ha seguito poi un proprio modello di esposizione e di interazione con il pubblico. Più ingessati gli italiani nella loro veste accademica e voluminosa documentazione ,più spigliata e con continue interazioni con il pubblico i rappresentanti dell’istituto EHESS i quali oltre ad avere una visione colta delle cose ,si sono dimostrati estremamente divulgativi rendendo frizzante il loro momento espositivo( erano consci che il pubblico era composto da una varietà di persone e non tutte edotte sulla materia );
2. Una piccola esposizione di opere di un attore artista locale ,che fa anche laboratorio di sperimentazione ;
3. Gli interventi erano intervallati da brani letti da un attore su testi di storici o filosofi bizantini accompagnati da musica ;
4. una seconda parte svoltasi la mattina ,quella per la quale sia il sottoscritto dal 2006, ha sempre sostenuto: due stanze con del pubblico ,dei relatori (non necessariamente dei professionisti ,ma anche dei semplici cultori della materia ) seguito da un tutor di provenienza universitaria fornito dall’associazione e con la supervisione degli stessi accademici mischiati tra il pubblico che spesso fornivano agli stessi giovani ricercatori spunti di continuità per il loro lavoro oppure semplici indicazioni per renderlo più agevole.
La notte prima ,in una affascinante Venezia in compagnia del prof. Odorico e del suo Staff e parte della delegazione greca ,si è un scorazzato tra le parti più bizantine della città lagunare, in un’atmosfera diversa e particolare, rispetto al mattino, e all’invadenza turistica , rendendo questo intermezzo sempre piacevole ed ormai una tradizione consolidata.
L’appuntamento è per il prossimo anno ,lo SMORA sarà ufficialmente invitato non solo come sostenitore ,ma anche come relatore di uno dei fatti più importanti della storia : “LA CADUTA DI COSTANTINOPOLI”
Un’ argomento affascinante poiché il 29 maggio del 1453 non cadde solo una città quasi in rovina,ma anche la perdita diplomatica della sopravvivenza dell’ idea dell’IMPERO di ROMA e della sua universalità. Bisanzio ridotta ad un fazzoletto di terra quasi come una micronazione, dopo 1000 anni in cui aveva dominato in tutti i campi , il mondo medievale, e portato con orgoglio il nome di Roma (essi stessi non si sono mai definiti greci o elleni ma Romaioi ,cioè romani a tutti gli effetti ) Un’idea che aveva come sua unica risorsa la sola diplomazia che gli garantirà un secolo ancora di vita e un movimento in occidente denominato Umanesimo e Rinascimento che raccoglierà da esso quella idea di classicità e di ROMA che si perpetua ancora oggi.
Strato Gelsomino
Organizzata sin dalla fine si questa estate , la conferenza dal suggestivo titolo “BISANZIO E LE CROCIATE .INCONTRO E SCONTRO TRA ORIENTE ED OCCIDENTE “, ha avuto questa volta,dopo anni di collaborazione misconosciuta ( agli altri ) una propria collocazione specifica, come lo testimonia la presenza del nostro logo nella locandina ufficiale,le brochure e la stampa di settore,il grande interesse mostrato alla mostra , non solo alla tematica del convegno ,ma anche al nostro Ordine, alla sua storia,struttura ecc.. Tra questi l’interesse ci è pervenuto anche dagli autorevoli accademici presenti ( di cui uno è anche presidente della prestigiosa accademia Costantiniana) dai quali abbiamo avuto i complimenti per la passione ed il contributo all’organizzazione e come detto da loro stessi ” non i soliti ordini che spillano solo quattrini,ma un ordine che rispetta le sue finalità come l’aiutare sia la cultura che la società sempre in base alla sue possibilità organizzative ed economiche”. La conferenza ,come ogni anno ha come location l’isola di san Servolo,un’isola piena di verde,di luoghi antichi e di piccoli scenari di grande suggestione oltre alla sorpresa di trovare sempre opere della biennale che rendono ancora più particolare tutto il contesto ( quest’anno una grande scultura contro la guerra di grande effetto )
Torniamo alla conferenza di cui vi faccio ,sia per non annoiarvi ,sia per rispetto per chi stilerà gli atti di essa una rapida sintesi .
Come precedentemente scritto la conferenza che in questa edizione ha avuto non solo il solito patrocinio della PROVINCIA DI VENEZIA ,ma anche quelle di altre autorevoli istituzione tra cui il centro di studi bizantini francese - L’EHESS ,L’AMBASCIATA GRECA DI ROMA E ALLIANCE FRANCAISE VENISE oltre allo S.M.O.R.A. . Per dare spazio al folto gruppo sia di accademici che di giovani, anelanti ad esporre i propri studi nelle varie fasi del convegno ,nonostante gli inviti della direzione dell’Associazione Bisanzio e di parte dei convenuti ,nei mesi precedenti nel presentare degli studi sulla tematica del convegno , abbiamo ritenuto ( anche per carenza di tempo per preparare una buona relazione ) occupare una posizione più defilata , aiutare gli altri componenti sia nella raccolta dei fondi,in pratica un’attività di servizio . Per il prossimo anno il contributo scientifico alla conferenza da parte dell’ ordine non mancherà , posta dalla Associazione come condizione necessaria, per la partecipazione per il prossimo anno. Premettiamo che in altre conferenze sia il sottoscritto che altri del nostro gruppo , si sono prodigati nella buona riuscita degli eventi,e, non per vantarci ,siamo stati i primi nel 2006 ad inaugurare in assoluto con una nostra presentazione /discorso la sequela di eventi che hanno portato a quest’ultimo.
Andiamo al sodo: la conferenza si basava sui rapporti tra Bisanzio e le crociate che spesso sono state per L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE ,non un’ aiuto ( mai richiesto in effetti ) ma una vera calamità provocandone nel tempo l’accelerazione della sua caduta. Queste Crociate che per essere tali dovevano avere l’imprimatur del Papa,pur avendo come fine la liberazione dei Luoghi santi Cristiani si rivelarono come vero e proprio esercito di occupazione composto da una stuolo di famelici occidentali ,predoni ed assassini e nobili spiantati, che vedevano in Bisanzio e l’oriente in generale ,non il legittimo erede e continuatore dell’Idea di Roma ( per i cattolici i Bizantini erano addirittura eretici ) ,ma solo le sue ricchezze – tra cui tante reliquie - da saccheggiare e profanare. Quindi una rapporto teso,conflittuale ,che giunse alla crociata del 1204, quando gli occidentali espugnando , dopo secoli di inviolabilità , Costantinopoli , costrinsero il potere imperiale a spostarsi in Anatolia ed esattamente a Nicea (l’impero si chiamò temporaneamente ,”Impero di Nicea “),indebolendone la struttura ed aprendo le porte a quella che sarà l’enorme espansione ottomana fermata solo a Lepanto il 7 ottobre 1571 da parte di un occidente ormai conscio del pericolo che indirettamente avevano creato. L’impero ottomano comunque ,pur rinunciando ,tranne qualche sporadico episodio, alla conquista dell’occidente ormai rafforzatosi, continuerà per secoli a devastare le coste italiane attraverso la pirateria e le navi corsare , un modo indiretto per mantenere questa sorta di guerra perenne con l’Occidente ,azioni contrastate dalle potenze dell’epoca come la Serenissima,oppure lo stesso Regno Di Napoli ( in epoca vicereale spagnola e borbonica non poche furono le spedizione per eliminare il pericolo di tali incursioni a volte invadendone gli stessi territori di cui per un certo periodo ne acquisivano una sovranità temporanea ).
Questa è la premessa della tematica del convegno,il quale poi si è articolato in due step o giornate :
1. Il 10 dedicato agli accademici tra cui esperti di tecniche militari,ordini cavallereschi , ed ognuno dei quali ha seguito poi un proprio modello di esposizione e di interazione con il pubblico. Più ingessati gli italiani nella loro veste accademica e voluminosa documentazione ,più spigliata e con continue interazioni con il pubblico i rappresentanti dell’istituto EHESS i quali oltre ad avere una visione colta delle cose ,si sono dimostrati estremamente divulgativi rendendo frizzante il loro momento espositivo( erano consci che il pubblico era composto da una varietà di persone e non tutte edotte sulla materia );
2. Una piccola esposizione di opere di un attore artista locale ,che fa anche laboratorio di sperimentazione ;
3. Gli interventi erano intervallati da brani letti da un attore su testi di storici o filosofi bizantini accompagnati da musica ;
4. una seconda parte svoltasi la mattina ,quella per la quale sia il sottoscritto dal 2006, ha sempre sostenuto: due stanze con del pubblico ,dei relatori (non necessariamente dei professionisti ,ma anche dei semplici cultori della materia ) seguito da un tutor di provenienza universitaria fornito dall’associazione e con la supervisione degli stessi accademici mischiati tra il pubblico che spesso fornivano agli stessi giovani ricercatori spunti di continuità per il loro lavoro oppure semplici indicazioni per renderlo più agevole.
La notte prima ,in una affascinante Venezia in compagnia del prof. Odorico e del suo Staff e parte della delegazione greca ,si è un scorazzato tra le parti più bizantine della città lagunare, in un’atmosfera diversa e particolare, rispetto al mattino, e all’invadenza turistica , rendendo questo intermezzo sempre piacevole ed ormai una tradizione consolidata.
L’appuntamento è per il prossimo anno ,lo SMORA sarà ufficialmente invitato non solo come sostenitore ,ma anche come relatore di uno dei fatti più importanti della storia : “LA CADUTA DI COSTANTINOPOLI”
Un’ argomento affascinante poiché il 29 maggio del 1453 non cadde solo una città quasi in rovina,ma anche la perdita diplomatica della sopravvivenza dell’ idea dell’IMPERO di ROMA e della sua universalità. Bisanzio ridotta ad un fazzoletto di terra quasi come una micronazione, dopo 1000 anni in cui aveva dominato in tutti i campi , il mondo medievale, e portato con orgoglio il nome di Roma (essi stessi non si sono mai definiti greci o elleni ma Romaioi ,cioè romani a tutti gli effetti ) Un’idea che aveva come sua unica risorsa la sola diplomazia che gli garantirà un secolo ancora di vita e un movimento in occidente denominato Umanesimo e Rinascimento che raccoglierà da esso quella idea di classicità e di ROMA che si perpetua ancora oggi.
Strato Gelsomino
Come nasce Libera Informazione Micronazionale?
Non mi piace mai parlare di me stesso, però da quando bazzico il pazzo mondo del Micronazionalismo, in particolare approfondendo le mie conoscenze nel panorama italofono, ho sempre avuto un idea ferma: per farci conoscere all'esterno e per conoscerci dobbiamo creare un canale di informazione libero. Da sempre in tutte le mie esperienze Micronazionali ho cercato di curare sempre l'aspetto Informazione e l'aspetto Culturale della Micronazione in cui stavo, ovviamente con i suoi successi ed i suoi fallimenti. Tutto iniziò nella mia testa quattro anni fa quando fondai un giornale Intermicronazionale chiamato "Aurora" dove scrivevano giornalisti della Res Publica SPQR Repubblica Romana e giornalisti della ormai Repubblica di Vitla, tutto gestito da una redazione e dove solo la redazione poteva scrivere gli articoli chiudendo la porta a tutti coloro che avrebbero potuto scrivere degli articoli. Un progetto accolto a gran voce e sopratutto molti nutrivano speranza in questo progetto dato che poteva essere anche un inizio per iniziare a rafforzare le Alleanze tra Stati, ma sopratutto poteva essere un mezzo per far emergere il Micronazionalismo Italofono nel campo dell'Informazione. Escono due numeri e la redazione di Aurora cessa di scrivere. Per molto tempo ho cercato di creare una cosa simile ad Aurora, ma i tempi non erano certo dei migliori e quindi mi dedicai a fondare un mio giornale all'interno di Vitla sempre aperto a tutti, ma purtroppo pur sponsorizzandolo sempre anche all'esterno non ebbe i risultati da me sperati: ovvero un coinvolgimento di tutte le realtà micronazionali. Passano i giorni, i mesi, gli anni e mi accorsi della potenzialità di Facebook e sopratutto delle tante nuove realtà di cui vengo a conoscenza. Unendo i puntini allora capisco che questo è il momento più giusto per dare vita ad un soggetto come l'ho sempre sognato: completamente libero da ogni vincolo e restrizione. Dove ognuno può essere giornalista della sua realtà e sopratutto può fare notizia in qualsiasi momento crede che quella notizia possa essere importante per la comunità. Un soggetto che serva ad unire nelle diversità, portando sempre diversi punti di vista diversi e discuterli con civiltà. Un soggetto che non chiude le porte a nessuno e che non crea patenti di Micronazionalismo, di Democrazia o di altro. Un soggetto al limite dell'anarchia, come qualcuno ha più volte detto, ma che non sarà mai caotico dato che il punto di forza sarà la civiltà e la condivisione delle idee. Insomma le aspettative da questo mio progetto sono molte e credo che le potenzialità siano tante e che vadano sfruttate.
Piter Zucca
Piter Zucca
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